Tavolo 4 | Chiamami ancora vicina.

Salute e Territorio

distretti di municipio, case della comunità, medicina di prossimità, accesso alle cure

Costruiamo una Milano che sia davvero policentrica, dove ogni quartiere sia un cuore pulsante della città, capace di offrire servizi, attività e occasioni di socialità a tutte e tutti i cittadini a 15 minuti.
Le nostre proposte

Salute e territorio

La presenza di una rete territoriale integrata di assistenza e cura avrebbe potuto ridurre in modo significativo i drammatici effetti della pandemia sia in termini di vite umane, che di riduzione delle diseguaglianze, sempre più evidenti, sul fronte del bisogno e della disponibilità di servizi.

Saranno proprio i territori e le Città, al di là delle competenze, ad essere chiamati a sperimentare nuovi assetti e nuove forme di organizzazione, a rivedere il concetto di Salute come un filo rosso che attraversa tutti i campi in un’ottica integrata: prevenzione e assistenza sociale, professioni sociosanitarie, formazione e volontariato, domiciliarità e deospedalizzazione, innovazione tecnologica, digitalizzazione (telemedicina) e prossimità.

Nel  corso della crisi pandemica, è emerso in tutta evidenza il ruolo del Comune come primo presidio, non solo amministrativo, ma anche etico e identitario della propria comunità. Come in tante crisi il Comune ha assunto un ruolo di cerniera fra i vari livelli istituzionali e funzionali e, se una cosa ci ha insegnato la pandemia, è che il mix di fiducia, prossimità e conoscenza delle dinamiche territoriali racchiuse nelle figure dei sindaci, sarà uno strumento prezioso anche nel percorso di ricostruzione e di rinascita post COVID e rinnovamento del SSR.

La legge regionale n. 23/2015, che disciplina l’Evoluzione del sistema sociosanitario lombardo, ha fortemente ridimensionato il ruolo dei Sindaci e questo ha decisamente inciso sull’arretramento dei servizi territoriali e sul loro processo di integrazione con il resto del SSR.

Secondo il dettato della legge il sistema sanitario fa capo alla Regione, quello dei servizi sociali ai Comuni. Il coordinamento delle due istituzioni può risultare problematico ma la presenza dei sindaci (o loro delegati) nelle assemblee di distretto e in quelle degli ambiti territoriali può consentire di operare in maniera efficace. In tali ambiti possono esprimersi: proposte per l’organizzazione territoriale dell’attività sociosanitaria e socio assistenziale; pareri sulle linee guida per l’integrazione; partecipazione alle verifiche di attuazione dei programmi; promozione dell’integrazione delle prestazioni e/o delle funzioni sociali anche “favorendo la costituzione tra i Comuni di enti o soggetti aventi personalità giuridica” (art. 20).

In merito al Terzo settore, poi, si indica esplicitamente il cammino di “promozione e sperimentazione di forme di partecipazione e valorizzazione che non devono essere considerate sostitutive di servizi”. La legge favorisce la “crescita e sviluppo dei soggetti pubblici e privati, erogatori e non, diretti o indiretti, anche attraverso la definizione di modalità di riconoscimento, rappresentanza, consultazione, collaborazione e controllo”.

Risulta necessario, quindi, un nuovo protagonismo dei Sindaci e, in modo particolare, del Comune di Milano che può far valere il proprio peso su tutti i passaggi di revisione normativa di carattere sanitario e sociosanitario e rivendicare un ruolo di programmazione e di valutazione degli interventi sulla Città, oltre che di verifica dell’operato dei direttori generali di ASST e ATS. L’assetto dei servizi deve cambiare radicalmente e Milano si deve porre alla guida di questo profondo moto di cambiamento, innanzitutto occupandosi della Salute, della protezione sociale e della qualità della cura della propria comunità e della più vasta comunità Metropolitana.

Le nostre idee
  • Milano deve prevedere almeno un Distretto per Municipio e una Casa della Comunità per ogni quartiere con servizi consultoriali, di educazione e prevenzione, servizi dedicati al disagio giovanile, alle dipendenze, alla presa in carico delle cronicità, ai bisogni sanitari di prossimità (valorizzare e  ampliare l’esempio della casa della salute di Via dei Cinquecento), anche utilizzando a questo fine le risorse che saranno messe a disposizione dal Governo con il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
  • Promuovere l’attività degli infermieri di famiglia e di comunità, supportare la diffusione e l’utilizzo della telemedicina, incrementare gli interventi destinati ai giovani con disagio psichico, quelli che favoriscono l’accesso delle donne in stato di gravidanza, prestazioni LEA, come le ecografie di controllo previste nel percorso nascita in ottemperanza a norme nazionali, rendendo disponibili spazi pubblici idonei e tecnologicamente organizzati, sostenendo gli affitti e i supporti amministrativi e puntando su nuove figure professionali che possono svolgere parecchi interventi anche in ambito domiciliare. Un tema nuovo fra tanti, la radiologia domiciliare (oggi appannaggio dei soli soggetti privati) rivolta a malati cronici e fragili. Un’attenzione particolare alla prevenzione e cura delle dipendenze (sostanze psicotrope, alcool, giochi).
  • Anche attingendo alle risorse che saranno messe a disposizione dei Comuni dal PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, prevedere di cofinanziare progetti di rafforzamento delle risorse umane nei settori coinvolti dai processi di integrazione sociosanitaria, di semplificazione amministrativa e di revisione imposta dall’approccio “One Health”. Oggi è impensabile ottenere buoni risultati di cura e assistenza e dare risposta al bisogno espresso dalle persone e dalle loro famiglie, se non ci occupiamo di tutti i problemi che ostacolano il cittadino nell’accedere alle cure stesse: barriere architettoniche, culturali, linguistiche, povertà, solitudine, disagio sociale, malattie psichiche, tossicofilie.
  • Semplificare la macchina amministrativa e le procedure di assegnazione dei servizi, facilitare i percorsi di salute della persona e della sua famiglia, favorire le sperimentazioni di nuove modalità di medicina di prossimità, rilanciare la lotta alle diseguaglianze, confrontarsi da protagonista con un settore ad alto tasso di innovazione e di crescita come quello della Sanità.
  • Fare leva sullo strumento della coprogettazione per alcuni servizi sociali tra pubblico, privato e Terzo settore, coinvolgendo responsabilmente il Terzo settore e il Volontariato e stimolando un processo di continua trasformazione e miglioramento dell’offerta proveniente dal privato sociale nonché una sua costante innovazione in termini di formazione e capacità di servizi sul territorio.  Si tratterà, per Milano, di rilanciare servizi come quelli a supporto dell’aggregazione giovanile, della lotta alle dipendenze, della salute mentale, di riprendere il filo interrotto delle politiche di prevenzione e degli stili di vita, di spingere l’acceleratore sulla casa come luogo di cura, connettendo una domiciliarità efficace con i servizi senza arrecare i tanti disagi, che oggi sperimentano famigliari e caregiver.  Si tratta di attivarsi per il riconoscimento della specificità degli interventi a favore delle persone con disabilità, di fare pressione perché si realizzi il processo di integrazione tra il SSR e i servizi sociali dei comuni per portare a compimento il processo di presa in carico dei cittadini fragili e cronici, miseramente fallito da Regione Lombardia.

Passa agli altri tavoli

TAVOLO 1

Rigenerazione urbana

Dall’urbanistica tattica alle grandi trasformazioni

TAVOLO 2

Tempi e orari

Della città, servizi decentrati, innovazione della pubblica amministrazione

TAVOLO 3

Città viva e attrattiva

Nuovi spazi e offerta culturale di prossimità